Pietro Castellitto e l’arte di essere ”figlio d’arte”

Magistrale. Gel nei capelli, naso aquilino e voce calibrata sul personaggio che interpreta. Una sfida, un tributo, un ritratto dell’ultimo re di Roma: Francesco Totti.

In ”Speravo de morì prima” , miniserie Sky firmata Luca Ribuoli, accanto ad una bravissima Greta Scarano, Pietro Castellitto – figlio di Sergio e di Margaret Mazzantini – interpreta Francesco Totti in una serie che ripercorre successi e vita privata del campione romanista dal principio fino all’epilogo della sua carriera.

Ho visto Pietro in ”Non ti muovere”, pellicola forte e intensa nata dalla penna di sua madre Margaret, ed ancora in Venuto al Mondo – uno dei libri della Mazzantini che più ho amato in assoluto – dove interpreta Pietro, ”venuto al mondo”, appunto, al centro di una lunghissima storia di amore e di vita, una di quelle che ti entra dentro per non abbandonarti più.

Ma Pietro ha anche interpretato il coprotagonista del primo libro di quel genio di Zero Calzare, fumettista e scrittore brillante ed ironico, ovvero La profezia dell’Armadillo; ed ancora ha recitato come protagonista di ”E’ nata una star” nato dallo scritto di Nick Hornby il cui libro ”Alta fedeltà” è nella mia top five personale (tanto per dirla in stile Hornby).

Insomma Pietro campeggia fra i miei scrittori e personaggi preferiti, li interpreta, li crea, gli da voce. Appare lì dove la mia curiosità si ferma, lì dove si accende la mia attenzione, lì dove le mie risate nascono fragorose.

Porta addosso il peso di non uno ma ben due cognomi famosi, circostanza che immagino non gli abbia sempre reso più semplice il muoversi nel mondo del cinema e della televisione. Suppongo che ci siano sguardi e aspettative e domande; ma sfido chiunque a vederlo recitare o a sentirlo semplicemente parlare senza riconoscere la sua preparazione, la sua dedizione e quella sicurezza tipica di chi non improvvisa, ma studia, pondera e solo infine crea (ha già dato prova di regia vincendo il premio Orizzonti con ”I Predatori” lo scorso anno).

Pietro incarna Totti e ci incanta. L’inflessione della voce, le movenze e lo slang romano che è proprio di entrambi. Questa serie ci restituisce la reale vita di un giocatore idolatrato da tifosi di ogni età ma anche da chi romanista non è, perché Totti è prima di tutto un principe buono, uno dal cuore grande, al di là del calcio; e questo la gente lo sa.

In un’intervista fatta per la presentazione della serie, Pietro ha letto un brano del suo diario segreto – tirato fuori dal cassetto dei suoi 9 anni e dei suoi ricordi – in cui parla di Totti con gli occhi di un bambino che vive il mito e lo vede nascere, e crescere..

Il Pietro bambino usa già un italiano perfetto e metafore divertentissime alla fine delle quali si ride, e poi si riflette e infine ci si dice – facendo spallucce – ”non potevi che interpretarlo te ”, te che con delicatezza e senza alcuna ostentazione fai ad arte esattamente ciò che sei : il figlio d’arte.

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